Hi-art
Hi-art
Hi-art
afam.miur.it

Hi-Art 01 - The Magazine

Innovazione tecnologica e nuovi linguaggi

In un sistema qual è quello della formazione superiore, che travalica i ristretti confini nazionali in una competizione e in un confronto sempre più globale, comunicare le esperienze più qualificate di produzione artistica e di elaborazione teorico-critica e presentare il settore artistico italiano quale luogo culturalmente vivace e aggiornato, è oggi più che mai prioritario e ineludibile.

Lo stratificato patrimonio artistico presente nel nostro paese e la formazione in questi settori si configurano come fattori di sviluppo economico con importanti ricadute per l’industria turistica nazionale.
A tale sfida, le Accademie, i Conservatori e gli Isia - coniugando il “sapere” con il “saper fare” - si presentano come il modello didattico più idoneo per la formazione in questi ambiti.
Una recente legge di riforma ha riunito queste istituzioni in un unico sistema nazionale, di pari grado alle università, e questo connubio ha incentivato lo sviluppo di utili sinergie e trasversalità dovute al confronto e a una attitudine innata all’innovazione.

HiArt è un periodico che nasce dalle istituzioni AFAM e che si rivolge a tutto il sistema della formazione superiore, nazionale e internazionale, lavorando al di sopra e oltre gli steccati disciplinari, nel rispetto tuttavia delle singole specificità.
La sua stessa denominazione rimanda alle aspettative di un settore che vuole essere identificato, nell’ambito dell’alta formazione, come portatore di istanze di ricerca, sperimentazione e produzione nel territorio proprio delle arti.

La rivista che presenta una articolazione monografica intorno ad una tematica sempre diversa, tratta nel suo primo numero di “Innovazione tecnologica e nuovi linguaggi” secondo diversi punti di vista ed un approccio che è nel DNA di HiArt nel trattare di Arte secondo la sua complessa articolazione polisemica.

Lorenzo Taiuti affronta il tema della Multimedialità ed il suo impatto sull’universo rappresentativo, comunicativo ed estetico, dove i tanti linguaggi si incontrano e si scontrano nel medium digitale, soffermandosi sui cambiamenti della didattica artistica che sta avvenendo nelle Accademie e sul possibile ulteriore sviluppo futuro del “paesaggio mediatico”.

Michelangelo Lupone sviluppa il rapporto tra suoni, architettura e corpi, nell’evoluzione musicale che si è determinata dalla metà del ‘900 in poi tra strumenti di pensiero e tecnologici.

Lucia Latour affronta il tema delle nuove proposte che provengono dall’ambiente scientifico e si dedicano alla ricerca multi percettiva del sistema performativo, ovvero rinnovare il concetto di performance nella danza e individuare nuove tecnologie creative.

Paolo Rosa sottolinea il forte valore simbolico della tecnologia ed il suo impatto nell’ambito della ricerca artistica e dell’insegnamento nelle Accademie.

Massimiliano Pinucci ci racconta del primo spazio museale espressamente dedicato all’immagine, ed in particolare all’immagine digitale, l’AIM - Alinari Image Museum, che sorgerà sul lungomare di Trieste.

Fabrizio Pecori parte dalla considerazione che le Nuove tecnologie collocano l’istituzione scuola in un contesto più ampio dove la sperimentazione artistica con il digitale favorisce l’emergere di un concetto di network in costante mutazione, costituito da individui diversi tra di loro e contaminato dai più disparati media ed eventi.

Giancarlo Cauteruccio affronta il tema del conflitto creativo di un teatro tecnologico, dove la sperimentazione elettronica
trasforma il linguaggio dell’arte scenica, copovolgendone le regole e frantumando il confine tra palcoscenico e platea.

Marco Ruffino sviluppa il tema della trasmissibilità e accessibilità delle informazioni, ovvero come il web ha reso possibili nuove forme e modalità di funzione del nostro patrimonio culturale attraverso lo strumento chiave che è la digitalizzazione.

Guido Molinari affronta il rapporto tra design e tecnologia dove i prodotti tecnologici avanzati richiedono nuove soluzioni per i progettisti, liberando la forma da vincoli preimpostati, e impongono una riflessione tra il progetto e gli eclatanti e gravi squilibri rilevabili nella dimensione del sociale.

Giuseppe Furlanis conclude idealmente la parte più propriamente monografica con un contributo su etica e tecnologia. Chi ha compiti progettuali, scrive l’autore, e, ancor più, tutti coloro che sono impegnati nella formazione devono assumere un rinnovato e forte impegno sociale entro una cornice di valori, in primis, la solidarietà sociale e la tutela delle risorse naturali.
Tale orizzonte costituisce per la rivista HiArt, per chiara scelta editoriale, una precisa identità con cui confrontarsi ogni volta rispetto alla tematica individuata quale oggetto della parte monografica.

Dario Evola, in coerenza con la tematica scelta, presenta un “grande maestro”, Mario Sasso, che con il suo pioneristico lavoro svolto sin dagli albori nella televisione italiana ha contribuito fortemente con le tecnologie informatiche a far diventare l’elettronica materia della nuova ricerca artistica.

Antonio Perri affronta il tema di quali spazi di ricerca si siano aperti per la grafica, tenuto conto dell’avvento nell’ultimo quarto di secolo della tecnologia digitale che ha, in un certo senso, scompaginato i valori e la posta in gioco dell’intero settore.

Alessandro Romanini con un’intervista a Frans Evers - psicologo sperimentale e dello sviluppo il cui lavoro di ricerca sulla sinestesia si è particolarmente incentrato sulla percezione del colore e del suono e sul rapporto tra arte e tecnologia - apre la prima delle rubriche che ci accompagneranno in ogni numero della rivista, così come il contributo successivo “I Talenti”, con un’intervista a Rita Mascagna, vuole far conoscere i migliori interpreti che si sono formati nel sistema AFAM e per finire alcune comunicazioni su eventi e manifestazioni che interessano il settore artistico, recensioni di novità editoriali e, per le news, alcune informazioni significative per il sistema AFAM.

La rivista si conclude con una breve anticipazione del tema scelto dal comitato scientifico ed editoriale per il prossimo numero. In particolare, il numero due di HiArt affronterà il tema della “Intercultura”, scelto per il 2008 tra gli obiettivi prioritari dell’agenda della Comunità Europea, e contesto in cui proprio l’arte nella sua complessa e sfaccettata articolazione manifesta la naturale attitudine a produrre una sintesi delle istanze interculturali, trasformandosi in un potente strumento di mediazione culturale.

Biennale Venezia 2011 - Dario Agrimi - Senza titolo 2011  
HI-ART #3
Premio nazionale delle arti
Hi-art Hi-art